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Hírek

Carducci, Giosuè oldala, Olasz életrajz

Carducci, Giosuè portréja
Carducci, Giosuè
(1835–1907)
1906

Életrajz

Giosue Alessandro Michele Carducci (Valdicastello, Pietrasanta, LU 27 luglio 1835 - Bologna 16 febbraio 1907) è stato un famoso poeta. Fu il primo italiano a ricevere il premio Nobel per la letteratura (1906).

L'infanzia
Nacque nel 1835 a Valdicastello, una frazione di Pietrasanta in Versilia, da Michele e Ildegonda Celli, ma nel 1839 la famiglia si trasferì a Bólgheri Castagneto, in Maremma, dove il padre, implicato nei moti carbonari del '31, esercitava la professione di medico condotto. Tra questi paesaggi, il cui ricordo si riscontrerà in molte delle sue poesie, il giovane Giosuè trascorse felicemente la sua infanzia fino al 1848, quando il padre deve trasferirsi perché accusato di attività antigovernativa. A Bolgheri e a Castagneto, il giovane Carducci, intraprese i primi studi e fece le prime letture, sotto la guida del padre dotato di una buona cultura classica.

Gli studi
Nel 1849 la famiglia si stabilì a Firenze dove Giosuè compì gli studi presso gli Scolopi acquisendo una buona preparazione in campo letterario e retorico e nel 1853, dopo aver vinto il concorso per un posto gratuito presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, si iscrive alla Facoltà di lettere dove nel 1855 conseguirà la laurea con una tesi sulla poesia cavalleresca e nello stesso anno pubblica le sue prime poesie sul mensile "L'Arpa del popolo"

L'insegnamento
Nel 1856 insegnò retorica presso il ginnasio di San Miniato vivendo una intensa esperienza che riporterà poi nel 1863 nelle pagine di carattere autobiografico, Risorse di San Miniato. Nel corso di questo anno il poeta andò affermando la sua poetica antiromantica e con il gruppo di amici formato da Giuseppe Chiarini (1833-1908), Ottavio Targoni Tozzetti (1833-1899), Tommaso Gargani (1834-1862) ed Enrico Necioni (1837-1896) fondò la società letteraria degli Amici pedanti dal taglio fortemente classicistico e antiromantico intervenendo in modo battagliero nelle discussioni tra manzoniani e antimanzoniani ai quali ultimi appartiene. Nel luglio dello stesso anno ottiene l'abilitazione all'insegnamento ma non viene ratificata dal governo granducale la sua designazione per concorso al ginnasio di Arezzo.

La poesia laica
La sua poesia intanto, sotto l'influsso delle letterature straniere ed in particolare di quella francese e tedesca, divenne sempre più improntata di laicismo mentre le sue idee politiche andavano orientandosi in senso repubblicano. Oltre all' Inno a Satana pubblicherà nel 1868 la raccolta maggiormente impegnata dal punto di vista politico: Levia Gravia.

Poeta nazionale
Nel 1871 il poeta conobbe Carolina Cristofori Piva, una donna ricca di ambizioni culturali, con la quale inizia un fitto scambio epistolare e nel 1872 ha inizio la relazione amorosa. Alla donna, chiamata Lina o Lidia nelle lettere e in alcune poesie, dedicherà molti dei suoi versi e fu proprio in questo periodo che la fama del poeta, come guida nazionale della cultura italiana, si consolidò. Di questi anni è l'ampia produzione poetica che verrà raccolta in Rime Nuove (1861-1887) e in Odi barbare (1877-1889).
Prosegue l'insegnamento universitario e alla sua scuola si formano uomini che diventeranno famosi come Giovanni Pascoli, Stefano Ferrari, Renato Serra, Alfredo Panzini e Manara Valgimigli.
Nel 1873 si recherà per la prima volta a Roma e pubblicherà A proposito di alcuni giudizi su A. Manzoni e Del rinnovamento letterario d'Italia.
Nel 1878 , in occasione di una visita della famiglia reale a Bologna, scrisse l'Ode Alla Regina d'Italia in onore della regina Margherita, ammiratrice dei suoi versi e venne accusato di essersi convertito alla monarchia suscitando forti polemiche da parte dei repubblicani.
Negli anni che seguirono collaborò con il giornale "Fanfulla della Domenica" di impronta filogovernativa (1878), pubblicò le Nuove Odi Barbare e i Giambi ed epodi, collaborò alla Cronaca bizantina e lesse il famoso discorso Per la morte di Garibaldi (1882). Sulla Cronaca bizantina uscirono nel 1883 i sonetti del Ça ira e nel 1887 pubblicò Rime nuove. Il corso che terrà all'Università nel 1888 sul poema Il giorno di Parini produrrà l'importante saggio Storia del "Giorno" di G. Parini. Nel 1889, dopo la pubblicazione della terza edizione delle Odi Barbare, il poeta inizierà ad assemblare l'edizione delle sue Opere in venti volumi, lavoro che si concluderà nel 1899.


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